Escursioni storico-natural.
 
ESCURSIONI:

S.Angelo a Palombara
S.Felice - Montevergine
Corte Maggiore
Cancello-Castello di Arienzo
Talanico-Castello di Arienzo
Castello di Cancello

(A cura di Angelo Di Rosa - Pro Loco "POLIS")
SANTUARIO S.ANGELO A PALOMBARA

ASPETTI NATURALISTICI
Si è nel ParcoRegionale del Partenio.
Prevalente presenza di bosco ceduo (a tagli periodici) di Castagno. Si gode di un vasto panorama su tutta la valle di Suessola, golfo di Napoli, Capri, Vesuvio.

CENNI STORICI
Il Santuario, dedicato all'Arcangelo S. Michele, si erge quasi a nido d'aquila sullo sperone che domina S. Felice a Cancello. Esso, costruito molto tempo prima dell'anno 1000, appartenne ai Padri Benedettini di S. Sofia di Benevento.
S. Angelo a Palombara, all'inizio della sua esistenza fu la più importante GRANCIA della Valle di Suessola.
Che cosa indica la parola Grancia ?
Indica un'azienda rurale, diffusasi in Europa tra il 1100 e il 1200. Deriva dal francese: grange, parola che significa granaio e che, solo per estensione, successivamente, fu usata per significare l'azienda stessa a cui il granaio faceva capo.
Ad esportare in Piemonte questo tipo di azienda furono i monaci cistercensi. Le grancie si diffusero un pò dovunque, ed assunsero notevole importanza come imprese agricole modello. Esse furono gestite direttamente dai monaci e dai loro conversi, e da mano d'opera salariata, contrariamente a quanto succedeva nelle corti dei signori feudali e dei vescovi, che erano coltivate da contadini che avevano delle piccole aziende o masserie in concessione.
S. Angelo a Palombara, in data non precisata, fu elevata a titolo di Badia, sempre dipendente dalla Badia matrice di S. Sofia.
Alla Badia di S. Angelo a Palombara risultano legate nel XIV secolo due grancie: quella di S. Lorenzo, posta sopra Talanico e quella di S. Stefano alle Cave.
ESCURSIONE NATURALISTICA ATTRAVERSO IL PARCO DEL PARTENIO
S. FELICE A CANCELLO - MONTEVERGINE

Distanza totale: Km.50 circa - Cima più alta: Monte Avella (mt.1598)

GUIDA PER IL PERCORSO - 1° GIORNO

Ore 7,00 - Partenza dalla Piazza di Cancello Scalo, frazione del Comune di S.Felice a Cancello - CE - mt.40 slm. Si sale per una strada carreggiabile fino a raggiungere il CASTELLO DI CANCELLO - mt.212 - (ore 8,30) - Sosta di 15 min. per la visita al Castello.
Ore 8,45 - Dal Castello si raggiunge la cresta della collina (prima propaggine del gruppo del PARTENIO) e si prosegue verso Est. E' possibile ammirare un bellissimo panorama (Vesuvio, Golfo di Napoli).
Ore 10,00 - Arrivo al crocevia di PALOMBARA (mt.300). A questo punto si percorre in salita la vecchia mulattiera della Via Crucis proveniente da S.Felice a Cancello (resti di cappelle votive), fino
al SANTUARIO di S.ANGELO a PALOMBARA - mt.550 - (ore 10,45). Sosta di 15 min. per visita al Santuario. (Panorama sulla VALLE DI
SUESSOLA).
Ore 11,00 - Si sale fino a raggiungere la sommità di MONTE S.ANGELO (mt.678) e si prosegue sempre verso Est lungo le creste
(resti di antichi insediamenti Osci e Sanniti).
Ore 12,45 - Arrivo alla sommità del M.FELLINO (mt.668). Discesa fino al VADO DEI CARPINI (mt.439), valico usato dagli antichi Romani
per raggiungere la pianura Nolana da Capua (siamo ancora nel territorio del Comune di S.Felice a Cancello). Si comincia di nuovo
a salire per la strada asfaltata che costeggia il versante sud di M.VORRANO (mt.798) e M.ORNI (mt.832). Alla fine della strada asfaltata c'è la PIANA DI MONTE VECCIO - mt.777 - (ore 14,45). Il M.VECCIO (mt.856) è sulla dx.
Si attraversa la piana e si prosegue per poco fino alla piccola PIANA DEL CIGLIO PEDALINO (strapiombo su ROCCARAINOLA), il CIGLIO
PEDALINO - mt.870 - è sulla sx. Si sale per le rocce, a sx, fino a raggiungere una
palificazione. La si costeggia fino alla PIANA DEL POZZO - mt.787 - (ore 15,30).
Alla fine della piana, tenendosi sulla sx, si sale per il vallone (BOSCO) sempre diritto, fino allo stradello che si immette subito nella PIANA DI CIMA RECUORVO o PIANA DEL FIENO - mt.850 - (ore 16,15). Nella piana, sulla dx, c’è‚ un RIFUGIO. La CIMA RECUORVO (mt.949) è sulla sx. Alla fine della piana si prosegue per lo stradello che sale sulla dx (BOSCO), fino a raggiungere un incrocio. Si svolta a sx e
si continua sempre dritto (BOSCO) fino ad un altro incrocio. Qui si svolta a destra (salita). Caratteristica di questo tratto è il PANORAMA su una vasta zona del napoletano e dell'avellinese, oltre ai comuni sottostanti (Baiano, Avella e limitrofi). Si prosegue sempre per la stessa strada fino all'altro versante di montagna (Nord) svoltando un poco sulla dx. A questo punto si
percorre il CIGLIO DI CERVINARA - ore 18,30 (BOSCO). Sempre seguendo l'unica strada, si incontra la PIANA DI RAPILLO (mt.1223) - ore 19,15 -. La strada aggira la piana sulla sx.
Al centro del pianoro vi è una CISTERNA. Sulla dx c'è il MONTE CIESCO ALTO (mt.1357).
Alla fine della Piana di Rapillo ci si immette subito nella PIANA DI LAURO (mt.1230) - ore 19,30. Sulla dx c'è il RIFUGIO dove
si pernotta.

2° GIORNO

PRIMA VARIANTE DEL PERCORSO
(in caso di bel tempo e buona visibilità)

Ore 8,00: partenza. Dopo pochi metri verso Est, alle spalle del rifugio, si sale (rocce) fino a raggiungere il crinale della montagna. SEMPRE MANTENENDOSI SUL CRINALE, in direzione Est, si scavalcano, di seguito, le seguenti cime: CROCE DI PUNTONE (mt.1495) - PORCA DELLE PERE (mt.1467) - CIMA VALLE DI PIEDIMONTE (mt.1582) -
CIESCO BIANCO (mt.1589) - MONTE D'AVELLA (cima più alta dell'escursione - mt.1598). Raggiunto il RIPETITORE TELECOM (ore 13,30), si prosegue per il crinale (senza imboccare la strada asfaltata sulla sx), fino a
scendere sulla via principale asfaltata proveniente da Pannarano (ore 14,30). Sulla dx, in basso, vi è la grande PIANA DI SUMMONTE.
Basta seguire, verso destra, sempre la strada asfaltata, per raggiungere la PIANA DI CAMPO MAGGIORE (chiana d''o fauz' cumpar') - mt.1331 - (ore 16,00). Al centro di questa Piana c'è un LAGHETTO, secco d'estate. La leggenda narra che in questo punto il "falso compare", venne incenerito dal Diavolo perchè ingannava il
"compare buono" sul raccolto del grano e, da allora, in quel preciso punto non cresce più nemmeno l'erba. La strada asfaltata prima sale, sulla sx, poi ridiscende, fino al SANTUARIO DI MONTEVERGINE (mt.1263) - ore 17,30.

SECONDA VARIANTE DEL PERCORSO
(in caso di brutto tempo e scarsa visibilità)


Ore 8,00: partenza. Alla fine della Piana di Lauro, sempre in direzione Est, comincia il percorso nel BOSCO. Dopo poco c'è la
caratteristica SORGENTE DELL'ACQUA FREDDA (mt.1250). Attraversando tutto il bosco, FACENDO ATTENZIONE AI SEGNALI ROSSI SUGLI ALBERI, si arriva alla loc. QUATTRO VIE (mt.1190) - ore 9,30.
Si imbocca la STRADA ASFALTATA, a destra, fino a raggiungere la sorgente dell'ACQUA DELLE VENE (mt.1135) - ore 10,30.
Seguendo sempre la strada asfaltata, si raggiunge la PIANA DI CAMPO MAGGIORE (chiana d''o fauz' cumpar') - mt.1331 - (ore
12,30).
La strada asfaltata prima sale, sulla sx, poi ridiscende, fino al SANTUARIO DI MONTEVERGINE (mt.1263) - ore 14,00.
LOCALITA' CORTE MAGGIORE

CENNI STORICI
Esiste a Casazenca, alle falde del monte Castello, sul lato sinistro di chi guarda la parrocchiale dedicata a S. Leonardo, una stradina che, salendo, porta ai resti di un nobile palazzo detto Corte Maggiore. Questo era abbellito di pitture della scuola di Giotto, ed ora ne resta solamente la Cappella di ordine gotico, che erea al secondo piano, nel cui muro occidentale esisteva un affresco della SS. Vergine col Bambino in seno e S. Caterina di Alessandria. Questo affresco, staccato dalla parete alcuni anni fa, fu portato a Napoli dai funzionari della Soprintendenza; restaurato, si conserva tutt'ora al Museo di Capodimonte. Il resto della Cappella era anch'esso ornato di affreschi, ma siccome furono imbiancati, la calce guastò irrimediabilmente i colori. Il muro dell'altare conteneva arabeschi ed angeli. Al di sotto di questa cappella, vi era uno stanzone addetto a granaio, che forse dovette appartenere al primo piano del palazzo; esso nel suo ingresso ha due capitelli gotici di mediocre lavoro.
Ma che cosa era una "Corte" ? Era un insediamento sparso con l'esigenza di raggruppamento delle persone a fini difensivi oltre che produttivi. I nodi erano i castelli, cinti di mura invalicabili per gli stessi abitanti, e villaggi aperti ma protetti dalla legge contro incursioni e violenze, ma le cellule più tipiche erano le Corti e le case, cioè fattorie cinte di difese costituite da siepi e fossati dove risiedevano proprietari e lavoratori, con tutte le strutture e i servizi necessari all'attività agricola e pastorale. Al di fuori di questo non vi erano che capanne destinate ad uso temporaneo.
La Corte Maggiore fu caratterizzata dalla sua grande estensione. Gli abitanti di questa Corte erano difesi naturalmente dagli strapiombi del Monticello delle Cave sul quale, come in una grande Corte o Cortile, si estendevano le abitazioni. Gli abitanti erano difesi anche dai valloni sottostanti (la strada che scende da Talanico per il Ponte delle Cave, Casazenca, S.Felice, e quella che attraversa Caianiello-Piedarienzo, erano valloni). Esistevano parecchi punti di avvistamento, di controllo e di difesa: diversi "Castellotti" e, sul monte Argentario, un Castrum (il Castello di Arienzo). Si dice che, a collegare il semicerchio di case della Corte Maggiore con il Castello di Arienzo soprastante, oltre alle scorciatoie più o meno irte, abbondantemente presenti in tutta la zona, vi fosse pure un cunicolo con occhi ("e uccule"), per far luce, e per la indispensabile ossigenazione.
ESCURSIONE DALLA FRAZIONE "CANCELLO" AL CASTELLO DI ARIENZO
Escursione storico naturalistica dal Castello di Cancello al Castello di Arienzo e ritorno
Comuni: S. Felice a Cancello - Arienzo (CE)
Partenza ed arrivo: P.zza Castra Marcelli di Cancello (mt. 30 slm)
Quota max: Monte S. Angelo - mt. 676
Sviluppo: Km 30 circa (per l'intero percorso ad anello)
Tempo medio di percorrenza: ore 10
Rifornimento acqua:
Collina di Cancello (andata)
Sorgente loc. Santuario S. Angelo a Palombara
Loc. Peschiera
Collina di Cancello (ritorno)
Difficoltà: (EE medio-alta)
Guida al Percorso
Il punto di partenza è la Piazza "Castra Marcelli" di Cancello Scalo (frazione del Comune di S. Felice a Cancello). Detto nome deriva dall'accampamento del Console Romano Marcello, che, in queste località, sconfisse Annibale. Nei pressi, più precisamente in località Piazza Vecchia, sono in corso gli scavi dell'antichissima Città di "Suessola", da cui prende il nome la valle comprendente i Comuni di S. Felice a Cancello, Arienzo, S. Maria a Vico e Cervino.
Suessola fu costruita dal popolo degli Ausoni-Osci molti secoli prima di Cristo; fu alleata dei Romani e nell'ambito del suo territorio, nel 338 a.C., fu combattuta la terza battaglia tra i Romani e i Sanniti. Rimase colonia Romana sino alla caduta dell'Impero. Al tempo dei Longobardi appartenne al Ducato di Benevento. La sua fine avvenne nell'anno 879 d.C., quando fu distrutta e data alle fiamme dai Saraceni.
Lasciata la piazza, ci si incammina per la salita che porta al "Castello di Cancello" (mt 212). Il castello, di origine longobarda, in epoca recente fu un sito di accampamento e di osservatorio delle truppe americane, impegnate nella seconda guerra mondiale. Seguendo il crinale, si sale sulla Collina di Cancello, passando per la fontana dell'Acquedotto Vesuviano (1° punto di rifornimento acqua), che fa giungere l'acqua da Serino (AV) a Napoli. Siamo alle prime propaggini del "Parco del Partenio", da dove è possibile osservare un duplice panorama: a destra il golfo di Napoli, Capri e la pianura Nolana, a sinistra la Valle di Suessola il Castello di Maddaloni e, più in lontananza, la Reggia di Caserta. Lungo il percorso si trovano vecchi ruderi di case coloniche, complete anche di forno all'aperto, tipiche della zona.
Fino a non molto tempo fa, queste colline erano completamente coltivate ed abitate; sul versante sud è ancora possibile osservare i terrazzamenti per le coltivazioni; su quello nord, invece, sono presenti, tutt'ora, in prevalenza, boschi cedui di castagno (loc. "Serra Valle"). Dopo una repentina discesa da quota 487 a quota 315, si raggiunge il rudere della "Cappella di S. Angelo a Palombara", attualmente deturpato dall'adiacenza di uno stabile in ristrutturazione. Ai tempi degli antichi pellegrinaggi, la Cappella era un punto di riposo, a metà strada tra San Felice ed il Santuario di S. Angelo a Palombara.
Dalla Cappella, lungo una irta salita, si raggiunge il "Santuario di S. Angelo a Palombara" (mt. 550), dedicato all'Arcangelo S. Michele, che si erge quasi a nido d'aquila sullo sperone che domina S. Felice a Cancello.
Esso, costruito molto tempo prima dell'anno 1000, appartenne ai Padri Benedettini di S. Sofia di Benevento e fu elevato fino al titolo di Badia. A circa 100 mt dal Santuario si trova una sorgente (2° punto di rifornimento acqua).
Salendo lungo una mulattiera, si raggiunge Monte S. Angelo (mt. 676), cima più alta dell'escursione. Sul crinale si trovava un insediamento Sannita ed è possibile osservare i resti di alcune tombe di quell'epoca. Dopo un bel tratto di crinale, da cui si ammira sempre un bellissimo panorama, si attraversano le località "Varamonte" e "Trincione", fino a raggiungere la piana di "M. Fellino" (mt. 668). Il Monte Fellino è a strapiombo sui Comuni di Roccarainola e Cicciano (NA).
Da questo punto è possibile osservare tutta la catena montuosa del Partenio che, attraverso la sua cima più alta ("M.te Avella" - mt. 1600), raggiunge il Santuario di Montevergine, meta di antichi pellegrinaggi degli abitanti di S. Felice. Attualmente, grazie all'impegno dell'Associazione POLIS di S. Felice a Cancello, è stata ripristinata questa vecchia consuetudine. Scendendo fino a quota 422 mt., si giunge al "Vado di Carpine", valico usato dagli antichi romani per raggiungere Nola dall'Appia. Attraverso la discesa per la strada asfaltata si giunge in loc. "S. Marzano" (mt. 390), ove anticamente esisteva un piccolo villaggio e una sorgente attualmente essiccata. S. Marzano era un punto di ristoro per chi doveva raggiungere l'agro Nolano attraverso il Vado di Carpine.
All'incrocio di S. Marzano, invece di proseguire per la discesa, si svolta per lo stradello a destra che, attraverso un percorso per la maggior parte pianeggiante, a mezza costa, conduce al "Castello di Arienzo" (mt. 430). Il castello si trova in cima al "Monte Castello", sul cui crinale vi è il confine tra i comuni di S. Felice a Cancello ed Arienzo.
Le specie arboree prevalenti sono il Pino nero ed il Pino d'Aleppo da rimboschimento. E' possibile ammirare un vasto panorama su tutta la Valle di Suessola. Il castello di Arienzo fu fatto costruire nell'anno 880 d. C. dal Principe "Landulfo Suessolano", a seguito della distruzione della Città di Suessola, per trovare riparo dalle continue rapine e scorrerie in tutta la valle. Il castello divenne così la città fortificata dei suessolani, chiamata anche "Vecchio Arienzo". Oggi è ridotto allo stato di pochi ruderi, ma se ne può facilmente immaginare l'antica maestosità.
Lasciato Monte Castello, si discende per il percorso sopra la Loc. Talanico, fino a raggiungere il sentiero dell'acquedotto, detto "Traforo". Dopo poche centinaia di metri si raggiunge loc. "Peschiera", dove si trova una fontana (3° punto di rifornimento acqua). In questo punto si può effettuare la sosta per rifocillarsi e riposarsi.
Il percorso del ritorno a Cancello, da questo momento, è sempre pianeggiante, a mezza costa, con una quota media di mt. 250. Ci si può rinfrancare all'ombra di boschi di castagno e noccioletti da coltivazione. Questo percorso, per le sue particolari caratteristiche (pianeggiante ed ombreggiato), è molto praticato dagli amanti della corsa campestre. Incontrando di nuovo il Castello di Cancello, scendendo dalla collina, si ritorna al punto di partenza (Piazza Castra Marcelli).
ESCURSIONE DA TALANICO AL CASTELLO DI ARIENZO E RITORNO
Percorso
Dalla Piazzetta di Talanico si imbocca la salita della strada Forestale e, dopo una serie di tornanti, si svolta a dx per uno stradello sterrato che si innesta sul percorso dell'Aquedotto del Serino, volgarmente detto Trafone. Dopo circa 200 mt., si arriva in Loc. Peschiera (mt. 300 slm), punto di approvvigionamento acqua. Ci si trova immersi nel verde di boschi formati prevalentemente da Ontani, Carpini e Frassini, oltre a coltivazioni di noccioleti da frutto. Lasciata la Loc. Peschiera, tornando indietro, si continua a salire per la strada Forestale fino alla Loc. S. Marzano (svolta a dx - mt. 400 slm).
A S. Marzano esisteva, non molto tempo fa, una sorgente d'acqua che risale fin dai tempi in cui i Romani vi transitavano per valicare il Vado di Carpine e raggiungere il nolano. Esisteva, insomma, una antica "posta" di rifornimento. Adesso la sorgente è essiccata, anche per la cattiva manutenzione e lo stato di abbandono. Proprio di fronte allo stradello della fontana di S. Marzano, vi è il sentiero che conduce al Castello di Arienzo (mt. 430 slm), ad incrocio con la strada Forestale. Il percorso che conduce al Castello è molto suggestivo, con un vasto panorama sulla Valle di Suessola. Sono presenti, per la maggior parte, uliveti. Sulla collina del Castello di Arienzo, invece, le specie prevalenti sono i pini da rimboschimento (Pino Nero e Pino d'Aleppo). Il crinale della collina fa da confine tra i comuni di S. Felice a Cancello ed Arienzo.
Dopo aver visitato il Castello, si discende per la pineta fino alle prime case di Talanico, dove è possibile visitare il caratteristico Museo della "Civiltà Contadina".
Cenni Storici
Dopo la distruzione di Suessola da parte dei Saraceni, tutti gli abitanti dovettero naturalmente fuggire e, non essendovi altro scampo che i monti, si ricoverarono su quelli di S. Angelo e Castello, che non solo erano i più vicini, ma avevano l'acqua, che agli altri monti mancava.
Tra i Suessolani fuggitivi c'erano anche i facoltosi padroni dei campi, i quali dapprima nella loro fuga confidavano forse di poter riavere le patrie mura della distrutta Suessola; ma quando trascorso molto tempo, videro che le rapine e le scorrerie si succedevano senza interruzione, con l'aiuto del loro Principe "Landulfo Suessolano", pensarono per la loro maggiore sicurezza di costruire un castello, per fortificarvisi. Il Castello di Arienzo divenne così la Città fortificata dei Suessolani, chiamata anche "Vecchio Arienzo". Era l'anno 880.
Nell'anno 1135 Ruggiero I, dovendo partire per la Sicilia, temendo che nella sua assenza i nemici si fossero impadroniti delle fortezze, ne fece diroccare tutte quelle che non poteva difendere e, tra queste, il Castello di Arienzo. Così, dopo circa 255 anni, finì questo castello, che dalle mura dimostra di non poter essere anteriore all'epoca dei Longobardi.
Oggi è ridotto allo stato di pochi ruderi, ma se ne può immaginare l'antica maestosità.
Sul monte Castello sorgeva anche un tempio intitolato a Diana.
Il Castello però non fu diroccato del tutto, ma di quanto bastasse ad impedire ai nemici di Ruggiero di servirsene come fortezza e, nello stesso tempo a permettere agli abitanti di potervi dimorare, finchè non avessero trovato un luogo più adatto per stabilirvisi. Nell'anno 1154 la nobiltà di Arienzo edificò la nuova "Terra Murata di Arienzo", alle falde dle Monte Castello, dove vi si trovava l'antica Terra Murata.
DALLA FRAZIONE "CANCELLO" AL CASTELLO DI CANCELLO

Escursione storico naturalistica da Piazza Castra Marcelli al Castello di Cancello (mt. 200 slm)
Percorso: Piazza Castra Marcelli - Castello di Cancello
Distanza: Km 6 (andata e ritorno)
Tempo medio di percorrenza: ore 3 (andata e ritorno, soste comprese)
Aspetti Naturalistici
La collina di Cancello è la prima propaggine del "PARCO DEL PARTENIO". Sul versante NORD la specie predominante è il Castagno, mentre sul versante SUD è quasi inesistente la vegetazione arborea, sia a causa della esposizione molto assolata che per i continui incendi. Nelle giornate limpide e senza foschia è possibile ammirare un bellissimo panorama sul Golfo di Napoli, con l'isola di Capri ed il Vesuvio.


Cenni Storici
Il nome Cancello deriva da "Castra Marcelli", poichè nelle vicinanze era accampato il console romano che sconfisse Annibale. Il castello di Cancello, che segna il termine della "Valle di Suessola" è di origine longobarda. In epoca recente fu un sito di accampamento e di osservatorio delle truppe americane, impegnate nella seconda guerra mondiale. Esso, come un leggendario eroe medievale prossimo al tramonto, con la sua sagoma massiccia e quadrata, sembra guardare malinconico e pensoso all'antichissima città di "Suessola".


La città di "Suessola"
Ad Ovest della stazione ferroviaria di Cancello e precisamente in località Piazza Vecchia, fu costruita dal popolo degli Ausoni Osci, in epoca non determinata, ma certamente molti secoli prima di Cristo, la città di Suessola. gli antichi Suessolani adoravano la Dea Cerere come loro speciale protettrice, perchè Dea dei campi e dei raccolti. Ancora oggi il territorio della Valle di Suessola è tra i più fertili della Campania. Suessola fu alleata sincera dei Romani. Nell'ambito del suo territorio, nel 338 a.C., fu combattuta la terza battaglia tra i Romani e i Sanniti. Onorata, per la sua fedeltà, della cittadinanza romana ed elevata a rango di Municipio, fu, dopo la seconda resa di Capua insieme con le altre città passate per paura con Annibale, declassata a livello di Prefettura, sia pure di ordine superiore. Risorta circa il 90 a.C., quando da Roma vi fu mandata una colonia, ebbe il senato, una nobiltà, una plebe. Fu, insomma, come peraltro si legge in numerose testimonianze marmoree, una Res Publica regolarmente curata da decurioni, duumviri, questori, edili, censori, tribuni, decemviri per l'amministrazione della giustizia, sacerdoti... Ebbe i suoi templi dislocati , un pò dovunque, nel suo territorio, specie sulle alture; ebbe teatri, portici, anfiteatri, palestre, terme ed altri importanti edifici. La città di Suessola rimase colonia romana sino alla caduta dell'Impero ma, sopravvenute poi le invasioni di barbari, subì la stessa sorte delle città vicine. Al tempo dei Longobardi Suessola appartenne al Ducato di Benevento. La sua fine avvenne nell'anno 879 d.C., quando fu distrutta e data alle fiamme dai Saraceni.